†•°Abigaile°•†
Compositrice d’oscuri accordi

.: Legale Malvagia :.
*****
•
vermigli e ribelli capelli lisci •
• profondi e
penetranti occhi cerulei •
• sguardo
mellifluo e accattivante •
•
corporatura slanciata ed esile •
*****
Tetra
la tenebra quella notte a Valle d'Ombra, non un lattiginoso raggio di luna a
violentare il buio per consacrare l'ennesimo compiersi del miracolo. Una
donna tra strazianti urla di dolore dava alla luce una
piccola creatura esile e gracile, prima di spirare tra le atroci sofferenze
d'un parto prematuro non assistito da un Guaritore. Non un fiato emise invece
la creaturina, immediatamente riconosciuta come
femmina dal padre, che la prese tra le braccia
cercando di rendersi conto delle sue condizioni di salute. Solo per sette mesi
quel piccolo cucciolo d'uomo aveva beneficiato dell'alcova materna e il rischio
che non riuscisse a sopravvivere era altissimo. Ma la certezza si leggeva negli occhi dell'uomo. Una sconfinata certezza che non aveva origini naturali. “Tu vivrai” disse quindi il
padre alzando la piccola sopra il suo stesso capo e reggendola tra le mani a
braccia tese come celebrando un atavico rito.
|°Tu
vivrai, Abigaile°|
Inesorabili trascorrevano gli anni, e pur senza una madre a
tenerle la mano nell'affacciarsi nel mondo,
casa. Erano
prevalentemente uomini e molto particolari, si
presentavano avvolti in neri mantelli e col cappuccio calato sul viso anche in
giornate afose e soleggiate; ad Abigaile era
assolutamente interdetto l'accesso nelle stanze nelle quali si riunivano gli uomini, dalle quali giungeva spesso un
parlottare soffuso, come lente litanie, e la ragazzina aveva presto consolidato
la convinzione che essi celebrassero antichi riti o studiassero e trattassero
di argomenti sconosciuti ai più. Tra loro, uno in particolare aveva da sempre
attirato l'attenzione della piccola Abigaile, che
aveva potuto apprendere il nome dell'uomo misterioso durante uno dei suoi
appostamenti. Si chiamava Tellam. Quante volte la
ragazzina aveva incrociato il sadico sguardo di quell'uomo
che penetrava senza pudore i suoi profondi occhi azzurri di bambina. Come se
vedesse qualcosa in lei, od oltre lei... Parlava poco, e le rare volte che Abigaile lo vedeva avvicinarsi agli altri compagni del
padre intuiva che parlavano di lei. Poteva leggerlo nei loro occhi e percepirlo
dai frequenti sguardi nella sua direzione oltre che dai frammenti di discorsi
che riusciva a captare. L'inquietudine spesso la coglieva quando si sdraiava
nel suo giaciglio per la notte, e si ritrovava rimpiangere di non avere una
madre premurosa che la proteggesse, ma poi finiva sempre per convincersi che
non aveva nulla da temere, e si addormentava.
C'era una scala nel giardino, una logora e consumata scala in
pietra ricavata nella bassa collinetta d'erba che s’ergeva a sinistra della
casa, scala che Abigaile osservava ogni giorno con
cupidigia. Alla sommità della stessa, s'intravedeva un piccolo cancelletto, il cui accesso, come per altri luoghi della
casa, era severamente vietato alla ragazzina.
Quando era molto piccola,
quando ancora non poteva comprendere nemmeno il significato della parola •divieto•, s'era avventurata su per quella scala e la
collera del padre, una volta scoperta, era stata massima. Vaneggiò qualcosa
circa il fatto che non fosse ancora giunto il tempo, e che presto tutto si
sarebbe compiuto, poi si assicurò che la punizione per la ragazzina fosse
esemplare, quindi la lasciò andare a piangere nella sua stanza.
"Preparati!" le disse solo il
padre quella, mentre Abigaile stava leggendo un libro
accoccolata sul suo letto, nella sua stanza, e senza che la giovane avesse nemmeno
inteso per cosa dovesse prepararsi, venne rapidamente condotta all'esterno
della casa da due attendenti del padre. Fuori sostava Tellam
in atto di palese attesa, incappucciato e silenzioso come sempre. Il vento
scompigliava i vermigli capelli di Abigaile, ed un
brivido percorse la schiena della ragazza, ormai adolescente. Uno strano
sguardo colse Abigaile negl'occhi di quell'uomo dallo sguardo impenetrabile e dal verbo
ermetico, ma non s'azzardò a proferire obiezione alcuna, si limitò a scrutarlo
con circospezione e crescente apprensione. Non capiva il motivo di quella
convocazione e il rivolgere uno sguardo frammisto tra il terrorizzato e
l’interrogativo al padre non le svelò più di quanto i due non intendessero
farle sapere.
"Andrai
con lui per un periodo di tempo Abigaile." aggiunse il padre
con il tono di chi non ammetteva repliche. Abigaile
fece per protestare, ma non ebbe tempo per aprire bocca, che Tellam aveva già allungato la sua nodosa mano verso il
braccio della ragazza. Sembrava il braccio di uno scheletro tanto erano magri
il polso e le dita che ora s’asserragliavano attorno al braccio della ragazza.
"Va'" le ingiunse poi
perentorio Tellam spingendola verso la scala in
giardino e lasciandole il braccio, mentre il padre rientrava in casa con la
consapevolezza d'aver perso una figlia. Un sorrisetto
sprezzante invece non smetteva di campeggiare sul viso di Tellam,
come se fosse appena entrato in possesso di un bene inestimabile.
Ed Abigaile andò. Aveva imparato negli anni le
conseguenze alla disubbidienza al padre, e le aveva imparate sulla sua pelle.
Furono anni duri quelli trascorsi presso la dimora di Tellam. Quella sera venne condotta, bendata, in un luogo
freddo e umido, che, quando le fu dato di vedere, riconobbe come una sorta di
grotta scavata nel sottosuolo, seppur spartanamente arredata con l'essenziale
per
fin da subito il
Silenzio da Tellam stesso.
Allora non era che un'adolescente ignara di molte
cose. Passava i suoi giorni a studiare i libri che le dava Tellam,
spesso noiosi e poco scorrevoli, sulla storia delle Quattro Terre. Tali libri erano
molto particolareggiati e i suoi studi scendevano in profondità. Molte erano le
cose che ancora la giovane non comprendeva, ma non le era permesso di fare
domande, non per i primi mesi della sua permanenza in quel luogo.
Calde erano le lacrime con cui ogni notte Abigaile
bagnava il suo scomodo cuscino, ma nessuno giungeva a trarla da quella
prigione, né alcuno al suo interno si dimostrava compassionevole o comprensivo
verso di lei. A volte la giovane si domandava come avesse potuto, il padre,
lasciarla nelle mani di quegli invasati, ma non v'era risposta a tali
interrogativi, ed Abigaile, smise gradualmente di
porseli.
Il suo cuore s'induriva, e la sua mente dimenticava.
La maggior parte delle sue giornate trascorreva sui libri, sotto stretto controllo
di Tellam o chi per lui, mentre saltuariamente veniva
condotta da qualche adulto in un anfratto nascosto di quella già invisibile
grotta, e veniva sottoposta a stressanti e faticosissimi esercizi mentali, dove
le si richiedeva di concentrarsi solo sul potere della sua mente, esplorarlo,
sviscerarlo, assaporarlo. Pochi risultati a suo parere scaturivano da quelle
lezioni, eppure, malgrado lei non se ne accorgesse, cominciava a prendere
familiarità con una parte di sé che andava solo risvegliata.
Altre persone trascorrevano del tempo in quella claustrale
dimora, altri giovani come lei, e altri adulti, come Tellam.
Molti di loro si aggiravano per i freddi corridoi incappucciati, pronunciando
talvolta frasi incomprensibili per
Ed un giorno, Abigaile, seppe.
Nottetempo, mentre
dormiva nel suo giaciglio un sonno agitato, ignara di quel che stava per
compiersi, Abigaile venne tratta da due uomini dal
volto coperto, che la bendarono come anni addietro, e la immobilizzarono,
legandole i polsi dietro
condussero con loro,
senza che la ragazza potesse rendersi conto di cosa stesse
succedendo né di dove la stessero portando. Fu
sbendata solo dopo molte ore di cammino a piedi, in silenzio totale. Solo il
fruscio del vento, che sembrava cadenzare una lenta marcia nell'infrangersi
contro le fronde dei rami. Non riconobbe il posto, un po' per lo stordimento
d'esser stata presa mentre dormiva, un po' per il buio palpabile che la
circondava, e per il terrore che l'attanagliava dall'interno. Un cerchio di
esseri incappucciati la circondava, al centro lei, e Tellam,
a volto scoperto.
Inenarrabile lo stupore sul suo viso di ragazza.
"E'
giunto il momento di scegliere, Abigaile" asserì d'improvviso
Tellam cominciando ad avvicinarsi a lei camminandole
intorno, come a stringerla in un cerchio del quale ella era il centro.
Subitaneo fu poi quel bagliore, molto simile al fuoco, che scaturì dai palmi di
Tellam che teneva aperti, e rivolti verso l'alto.
Quello che ormai s'era palesato come Druido, cominciò una breve narrazione,
agevolata dagli approfonditi studi che Abigaile aveva
compiuto in tutti quegli anni. E la giovane seppe della caduta di Paranor, e
seppe del supremo Apostata, chiamato Brona, seppe
delle vacue ed inconcludenti forze del Bene, e delle giunoniche e suadenti
forze del Male. Seppe del potere e della conoscenza, seppe dell'ambizione e del
comando.
E scelse.
Accadde tutto in un attimo. Il volto di Tellam si trasfigurò in un'espressione di cinica
soddisfazione, e mentre il calore s'accendeva nel corpo di Abigaile,
quel dardo infuocato lasciava le mani del Druido, lanciato nella sua direzione.
Ma come una barriera di fuoco s'alzò immediatamente intorno ad Abigaile, barriera contro la quale s'infranse quel formale
attacco.
E la risata di Tellam, suo nuovo Mentore, riecheggiò nella radura.
S'era manifestato l'intrinseco potere che tutti avevano sperato covasse la
figlia di Eldmon, ed ora s'apriva una nuova Via per Abigaile.
I suoi studi presso la dimora di Tellam continuarono,
ma da quella notte venne suddiviso il tempo che dedicava alla sua preparazione
tra lo studio di antichissimi manoscritti ed interminabili tomi proibiti di cui
prima non immaginava nemmeno l'esistenza, ed ore di pratica magica, nelle quali
apprendeva, combattendo, incanti potentissimi.
Erano quelli gli anni della pienezza e dell'eccitazione per aver scoperto di
possedere un dono che l'avrebbe condotta forse un giorno a vertici che la
giovane non osava nemmeno immaginare. Ma più leggeva delle vicende passate, sui
quei libri che l'affascinavano ora più di prima, più si consumava nel desiderio
di entrare a far parte di una potente confraternita druidica, che potesse
davvero soddisfare la sua sete di potere, sete che cominciava a svilupparsi in
quel periodo, quando Abigaile si affacciava alla
soglia dei ventitrè anni.
L'incontro avvenne
quasi per caso, in una sporca cittadina malfamata, frequentata assiduamente da
mentecatti e delinquenti in cerca di qualche allocco da spennare.
Là giunta anch'ella, in cerca di qualche sprovveduta preda con cui sperimentare
il nuovo potere che da poco era in grado di controllare, s'imbatté in una
misteriosa elfa, che con una scusa la condusse in un
luogo appartato stordendola poi con un incanto potentissimo.
E cominciava il suo cammino verso il Regno del Nord.

Tellam non ebbe più sue notizie, né lei di lui.
Adesso era Bicorne il suo nuovo Mentore, colui che si fregiava
del titolo posseduto
dal Brona, e la giovane gli si dedicava con dedizione ed
abnegazione, certa che ciò l'avrebbe condotta esattamente dove voleva giungere.
La smania di Potere già le ottenebrava la mente, e non si contavano le volte in
cui Abigaile, ancora Succube del Teschio, guardava
con cupidigia quello scranno nella Sala grande della Montagna del Teschio,
scranno che, aveva giurato, prima o poi sarebbe stato
suo.
Molte le vicende di quei primi anni passati nell'Ordine dell'Inganno, mentre
maturava sempre di
più nell'intimo di Abigaile, il desiderio di Potere,
di dominazione, di autorità. In seguito ad un'imboscata da parte di un gruppo
di creature inumane, per le quali
E così Abigaile era stata risparmiata dopo aver visto
in faccia la Morte.
Ma Abigaile aveva cominciato a
sviluppare un’acre disprezzo per i suoi iniziatori, rinchiusi da chissà quante
generazioni in quella grotta sperduta e ignari di ciò che accadeva nelle
Quattro Terre, insensibili al richiamo del Supremo
Potere e
indifferenti agli stravolgimenti che un loro schiocco di dita avrebbe potuto
causare. Tutta quella conoscenza inerme, tutto quel potere abbandonato a se
stesso. S’inasprivano i sentimenti della Druida, che si chiudeva al mondo più
si apriva all’ars nigra, ormai sua unica fonte di
soddisfazione. Soddisfazione che però non s’appagava mai, e anzi, chiedeva, e
chiedeva ancora, sempre di più ogni giorno che si susseguiva uguale al
precedente.
Nulla di quel che riguardasse la materialità e i bisogni del corpo la
interessava più, dimenticava spesso di mangiare, e i saltuari incontri che
aveva con degli uomini si facevano sempre via via più
radi e completamente insoddisfacenti. Era totalmente accecata dal Potere e
dalla magia.
La scoperta avvenne un gelido pomeriggio d’inverno mentre la Druida curiosava,
ormai totalmente in preda a quelle forze che s’agitavano dentro di lei, tra i
libri proibiti della biblioteca di Bicorne. Era interdetto l’accesso a
qualsiasi membro dell’Ordine,
compresi i capiramo, ma la Druida poco s’interessava ormai delle
conseguenze che le sue azioni potevano comportare, rischiando avventatezze e
pericoli assai gravi.
Quel giorno non successe nulla, nulla esteriormente quantomeno, la Druida non
venne scoperta, e non incappò quindi nelle ire del Brona…ma
nel paragrafo più illeggibile, della pagina più logora, del libro più consunto
dell’intera biblioteca, Abigaile lesse del Tanequil.
E tutto cambiò.
Il libro in questione fu trafugato dalla biblioteca del Brona,
ma anche se questi lo fosse venuto a scoprire, Abigaile
sarebbe già stata molto lontana, alla ricerca di quell’albero
sacro e fatato, seguendo le descrizioni raccolte in quel tomo.
Il viaggio fu lungo ed angosciante, le provviste insufficienti e
i rischi corsi incommensurabili. Ma superate le Montagne Charnal,
la Druida approdò a Taupo Rough
sempre più inebriata dalla meta che avrebbe raggiunto alla fine di quel
pellegrinaggio. Aveva ben in mente cosa chiedere, ed era certa che sarebbe
stata esaudita.
Durante quel cammino frequenti furono le nausee che vessarono la Druida,
accompagnate dalla scomparsa del ciclo, ma Abigaile
non se ne curò, come ormai non si curava minimamente del suo corpo e dei suoi
bisogni fisici che non fossero il minimo sufficiente a non morire.
Quel viaggio era diventato la sua unica ragione di vita, e il Potere il
propellente che continuava a farle mettere un piede dietro l’altro, in quella
danza incessante verso il dominio di tutte le Quattro Terre.
Superato il villaggio dove già altri viaggiatori prima di lei, avevano sostato,
come riportava il tomo che la giovane aveva con sé, Abigaile
dovette attraversare le terre degli Urda, dove non
morì per miracolo, come se la brama di quel che andava cercando riuscisse a
mantenerla in vita anche contro ogni legge naturale. Era come se quell’albero la chiamasse, e le non potesse respingere quel
mistico richiamo.
E giunse al Tempio e giunse al ponte.
Riuscì ad oltrepassarlo, e giunse al Tanequil.
Allora Abigaile non poteva saperlo, ma il solo fatto
di esser riuscita ad oltrepassare il ponte, giungendo al cospetto di quel
millenario albero, già significava che tutto era ormai sfuggito dal suo
controllo, e che era cominciato il gioco del Tanequil,
e lo scambio.

Poni la tua richiesta
La Druida, occhi sbarrati ed espressione allucinata, fece la sua farneticante
richiesta:
Io
desidero il Supremo Potere, io desidero il Sublime Dominio, io richiedo la
grandiosità di colui che si ribellò all’Equilibrio, per perseguire
E
Avrai l’accesso a quel che desideri, ma c’è un prezzo. Dovrai
lasciarmi una parte di cuore, e una parte di carne. Questo il fio.
Abigaile scoppiò in una risata beffarda.
E in
cosa consistono questa carne e questo cuore, albero, prendi ciò che desideri, e
dammi ciò che ti chiedo!
Attimi interminabili di silenzio quasi artificiale.
Porti
in grembo il germe d’una creatura ch’è sangue del tuo sangue. Voglio, per l’alterità che celo in me, la felicità che ti provocherebbe
la nascita del tuo erede… Questa sarà la parte di cuore.
Sbigottita la Druida si sentì morire, allo scoprire quella notizia che mai
aveva nemmeno lontanamente sospettato. Ebbe un tuffo al cuore e si sfiorò
istintivamente il grembo con la mano destra.
Il Silenzio calò nuovamente sulla scena, per diversi istanti.
Concesso fu poi la risposta
laconica. E la parte di carne?
Questa volta fu il tono della voce sprigionatasi dall’albero ad assumere una
cadenza quasi derisoria
Lo
scoprirai quando raggiungerai il tuo Potere.
E poi fu il Buio.

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