†•°Abigaile°•†

Compositrice d’oscuri accordi


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Legale Malvagia :.

 

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• vermigli e ribelli capelli lisci •

• profondi e penetranti occhi cerulei •

• sguardo mellifluo e accattivante •

• corporatura slanciata ed esile •

 

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Tetra la tenebra quella notte a Valle d'Ombra, non un lattiginoso raggio di luna a violentare il buio per consacrare l'ennesimo compiersi del miracolo. Una donna tra strazianti urla di dolore dava alla luce una piccola creatura esile e gracile, prima di spirare tra le atroci sofferenze d'un parto prematuro non assistito da un Guaritore. Non un fiato emise invece la creaturina, immediatamente riconosciuta come femmina dal padre, che la prese tra le braccia cercando di rendersi conto delle sue condizioni di salute. Solo per sette mesi quel piccolo cucciolo d'uomo aveva beneficiato dell'alcova materna e il rischio che non riuscisse a sopravvivere era altissimo. Ma la certezza si leggeva negli occhi dell'uomo. Una sconfinata certezza che non aveva origini naturali. “Tu vivrai” disse quindi il padre alzando la piccola sopra il suo stesso capo e reggendola tra le mani a braccia tese come celebrando un atavico rito.

|°Tu vivrai, Abigaile°|

 

Inesorabili trascorrevano gli anni, e pur senza una madre a tenerle la mano nell'affacciarsi nel mondo, la giovane Abigaile cresceva serena, con un padre apparentemente amorevole e alcune altre persone, molto vicine a suo padre, che frequentavano spesso la loro Image Hosted by ImageShack.uscasa. Erano prevalentemente uomini e molto particolari, si presentavano avvolti in neri mantelli e col cappuccio calato sul viso anche in giornate afose e soleggiate; ad Abigaile era assolutamente interdetto l'accesso nelle stanze nelle quali si riunivano gli uomini, dalle quali giungeva spesso un parlottare soffuso, come lente litanie, e la ragazzina aveva presto consolidato la convinzione che essi celebrassero antichi riti o studiassero e trattassero di argomenti sconosciuti ai più. Tra loro, uno in particolare aveva da sempre attirato l'attenzione della piccola Abigaile, che aveva potuto apprendere il nome dell'uomo misterioso durante uno dei suoi appostamenti. Si chiamava Tellam. Quante volte la ragazzina aveva incrociato il sadico sguardo di quell'uomo che penetrava senza pudore i suoi profondi occhi azzurri di bambina. Come se vedesse qualcosa in lei, od oltre lei... Parlava poco, e le rare volte che Abigaile lo vedeva avvicinarsi agli altri compagni del padre intuiva che parlavano di lei. Poteva leggerlo nei loro occhi e percepirlo dai frequenti sguardi nella sua direzione oltre che dai frammenti di discorsi che riusciva a captare. L'inquietudine spesso la coglieva quando si sdraiava nel suo giaciglio per la notte, e si ritrovava rimpiangere di non avere una madre premurosa che la proteggesse, ma poi finiva sempre per convincersi che non aveva nulla da temere, e si addormentava.

 

C'era una scala nel giardino, una logora e consumata scala in pietra ricavata nella bassa collinetta d'erba che s’ergeva a sinistra della casa, scala che Abigaile osservava ogni giorno con cupidigia. Alla sommità della stessa, s'intravedeva un piccolo cancelletto, il cui accesso, come per altri luoghi della casa, era severamente vietato alla ragazzina. Image Hosted by ImageShack.usQuando era molto piccola, quando ancora non poteva comprendere nemmeno il significato della parola •divieto•, s'era avventurata su per quella scala e la collera del padre, una volta scoperta, era stata massima. Vaneggiò qualcosa circa il fatto che non fosse ancora giunto il tempo, e che presto tutto si sarebbe compiuto, poi si assicurò che la punizione per la ragazzina fosse esemplare, quindi la lasciò andare a piangere nella sua stanza.

"Preparati!" le disse solo il padre quella, mentre Abigaile stava leggendo un libro accoccolata sul suo letto, nella sua stanza, e senza che la giovane avesse nemmeno inteso per cosa dovesse prepararsi, venne rapidamente condotta all'esterno della casa da due attendenti del padre. Fuori sostava Tellam in atto di palese attesa, incappucciato e silenzioso come sempre. Il vento scompigliava i vermigli capelli di Abigaile, ed un brivido percorse la schiena della ragazza, ormai adolescente. Uno strano sguardo colse Abigaile negl'occhi di quell'uomo dallo sguardo impenetrabile e dal verbo ermetico, ma non s'azzardò a proferire obiezione alcuna, si limitò a scrutarlo con circospezione e crescente apprensione. Non capiva il motivo di quella convocazione e il rivolgere uno sguardo frammisto tra il terrorizzato e l’interrogativo al padre non le svelò più di quanto i due non intendessero farle sapere.
"Andrai con lui per un periodo di tempo Abigaile." aggiunse il padre con il tono di chi non ammetteva repliche. Abigaile fece per protestare, ma non ebbe tempo per aprire bocca, che Tellam aveva già allungato la sua nodosa mano verso il braccio della ragazza. Sembrava il braccio di uno scheletro tanto erano magri il polso e le dita che ora s’asserragliavano attorno al braccio della ragazza.
"Va'" le ingiunse poi perentorio Tellam spingendola verso la scala in giardino e lasciandole il braccio, mentre il padre rientrava in casa con la consapevolezza d'aver perso una figlia. Un sorrisetto sprezzante invece non smetteva di campeggiare sul viso di Tellam, come se fosse appena entrato in possesso di un bene inestimabile.
Ed Abigaile andò. Aveva imparato negli anni le conseguenze alla disubbidienza al padre, e le aveva imparate sulla sua pelle.

 

Furono anni duri quelli trascorsi presso la dimora di Tellam. Quella sera venne condotta, bendata, in un luogo freddo e umido, che, quando le fu dato di vedere, riconobbe come una sorta di grotta scavata nel sottosuolo, seppur spartanamente arredata con l'essenziale per la sopravvivenza. Innumerevoli le domande che vorticavano nella mente di Abigaile quella sera, ma le era stato ingiunto fin da subito il Silenzio da Tellam stesso.
Allora non era che un'adolescente ignara di molte cose. Passava i suoi giorni a studiare i libri che le dava Tellam, spesso noiosi e poco scorrevoli, sulla storia delle Quattro Terre. Tali libri erano molto particolareggiati e i suoi studi scendevano in profondità. Molte erano le cose che ancora la giovane non comprendeva, ma non le era permesso di fare domande, non per i primi mesi della sua permanenza in quel luogo.
Calde erano le lacrime con cui ogni notte Abigaile bagnava il suo scomodo cuscino, ma nessuno giungeva a trarla da quella prigione, né alcuno al suo interno si dimostrava compassionevole o comprensivo verso di lei. A volte la giovane si domandava come avesse potuto, il padre, lasciarla nelle mani di quegli invasati, ma non v'era risposta a tali interrogativi, ed Abigaile, smise gradualmente di porseli.
Il suo cuore s'induriva, e la sua mente dimenticava.
La maggior parte delle sue giornate trascorreva sui libri, sotto stretto controllo di Tellam o chi per lui, mentre saltuariamente veniva condotta da qualche adulto in un anfratto nascosto di quella già invisibile grotta, e veniva sottoposta a stressanti e faticosissimi esercizi mentali, dove le si richiedeva di concentrarsi solo sul potere della sua mente, esplorarlo, sviscerarlo, assaporarlo. Pochi risultati a suo parere scaturivano da quelle lezioni, eppure, malgrado lei non se ne accorgesse, cominciava a prendere familiarità con una parte di sé che andava solo risvegliata.

 

Altre persone trascorrevano del tempo in quella claustrale dimora, altri giovani come lei, e altri adulti, come Tellam. Molti di loro si aggiravano per i freddi corridoi incappucciati, pronunciando talvolta frasi incomprensibili per la giovane Abigaile, forse in una lingua atavica, da lei sconosciuta. Altre volte invece alcuni di loro sparivano per diverse ore, per tornare poi silenziosi in compagnia di un nuovo abitante della dimora. Furono anni di terrore e prese di coscienza, furono anni di studio e di lenta assimilazione. Furono anni di silenzio ed isolamento.

 

Ed un giorno, Abigaile, seppe.

 

Nottetempo, mentre dormiva nel suo giaciglio un sonno agitato, ignara di quel che stava per compiersi, Abigaile venne tratta da due uomini dal volto coperto, che la bendarono come anni addietro, e la immobilizzarono, legandole i polsi dietro la schiena. Indi la Image Hosted by ImageShack.uscondussero con loro, senza che la ragazza potesse rendersi conto di cosa stesse succedendo né di dove la stessero portando. Fu sbendata solo dopo molte ore di cammino a piedi, in silenzio totale. Solo il fruscio del vento, che sembrava cadenzare una lenta marcia nell'infrangersi contro le fronde dei rami. Non riconobbe il posto, un po' per lo stordimento d'esser stata presa mentre dormiva, un po' per il buio palpabile che la circondava, e per il terrore che l'attanagliava dall'interno. Un cerchio di esseri incappucciati la circondava, al centro lei, e Tellam, a volto scoperto.
Inenarrabile lo stupore sul suo viso di ragazza.
"E' giunto il momento di scegliere, Abigaile" asserì d'improvviso Tellam cominciando ad avvicinarsi a lei camminandole intorno, come a stringerla in un cerchio del quale ella era il centro. Subitaneo fu poi quel bagliore, molto simile al fuoco, che scaturì dai palmi di Tellam che teneva aperti, e rivolti verso l'alto. Quello che ormai s'era palesato come Druido, cominciò una breve narrazione, agevolata dagli approfonditi studi che Abigaile aveva compiuto in tutti quegli anni. E la giovane seppe della caduta di Paranor, e seppe del supremo Apostata, chiamato Brona, seppe delle vacue ed inconcludenti forze del Bene, e delle giunoniche e suadenti forze del Male. Seppe del potere e della conoscenza, seppe dell'ambizione e del comando.

 

E scelse.

 


Accadde tutto in un attimo. Il volto di Tellam si trasfigurò in un'espressione di cinica soddisfazione, e mentre il calore s'accendeva nel corpo di Abigaile, quel dardo infuocato lasciava le mani del Druido, lanciato nella sua direzione.
Ma come una barriera di fuoco s'alzò immediatamente intorno ad Abigaile, barriera contro la quale s'infranse quel formale attacco.
Image Hosted by ImageShack.usE la risata di Tellam, suo nuovo Mentore, riecheggiò nella radura.
S'era manifestato l'intrinseco potere che tutti avevano sperato covasse la figlia di Eldmon, ed ora s'apriva una nuova Via per Abigaile.

I suoi studi presso la dimora di Tellam continuarono, ma da quella notte venne suddiviso il tempo che dedicava alla sua preparazione tra lo studio di antichissimi manoscritti ed interminabili tomi proibiti di cui prima non immaginava nemmeno l'esistenza, ed ore di pratica magica, nelle quali apprendeva, combattendo, incanti potentissimi.
Erano quelli gli anni della pienezza e dell'eccitazione per aver scoperto di possedere un dono che l'avrebbe condotta forse un giorno a vertici che la giovane non osava nemmeno immaginare. Ma più leggeva delle vicende passate, sui quei libri che l'affascinavano ora più di prima, più si consumava nel desiderio di entrare a far parte di una potente confraternita druidica, che potesse davvero soddisfare la sua sete di potere, sete che cominciava a svilupparsi in quel periodo, quando Abigaile si affacciava alla soglia dei ventitrè anni.

 

L'incontro avvenne quasi per caso, in una sporca cittadina malfamata, frequentata assiduamente da mentecatti e delinquenti in cerca di qualche allocco da spennare.
Là giunta anch'ella, in cerca di qualche sprovveduta preda con cui sperimentare il nuovo potere che da poco era in grado di controllare, s'imbatté in una misteriosa elfa, che con una scusa la condusse in un luogo appartato stordendola poi con un incanto potentissimo.
La piccola Druida era stata evidentemente notata da qualcuno.
E cominciava il suo cammino verso il Regno del Nord.

 

 

Tellam non ebbe più sue notizie, né lei di lui. Adesso era Bicorne il suo nuovo Mentore, colui che si fregiava del titolo posseduto Image Hosted by ImageShack.usdal Brona, e la giovane gli si dedicava con dedizione ed abnegazione, certa che ciò l'avrebbe condotta esattamente dove voleva giungere.
La smania di Potere già le ottenebrava la mente, e non si contavano le volte in cui Abigaile, ancora Succube del Teschio, guardava con cupidigia quello scranno nella Sala grande della Montagna del Teschio, scranno che, aveva giurato, prima o poi sarebbe stato suo.

Molte le vicende di quei primi anni passati nell'Ordine dell'Inganno, mentre
maturava sempre di più nell'intimo di Abigaile, il desiderio di Potere, di dominazione, di autorità. In seguito ad un'imboscata da parte di un gruppo di creature inumane, per le quali la giovane Druida aveva provato un'attrazione irrefrenabile, aveva rischiato, vinta dalla follia in seguito ad una lunghissima prigionia senza speranza di liberazione, di lasciare l'Ordine ed abbandonarsi tra le braccia dell'Angelo Sterminatore. Ma la sua sete di nero predominio aveva avuto ragione di quel germe di follia che la stava conducendo al tracollo, e, graziata quale vile creatura che non meritava nemmeno d'esser sfiorata da una delle loro spade, venne risparmiata da quegli esseri, che la liberarono, uccidendo altri elementi dell'Ordine e costringendo la congregazione a ritirarsi al Teschio per lungo tempo per riorganizzarsi prima di una feroce vendetta.
E così Abigaile era stata risparmiata dopo aver visto in faccia la Morte.

 

Ma Abigaile aveva cominciato a sviluppare un’acre disprezzo per i suoi iniziatori, rinchiusi da chissà quante generazioni in quella grotta sperduta e ignari di ciò che accadeva nelle Quattro Terre, insensibili al richiamo del Supremo Potere e indifferenti agli stravolgimenti che un loro schiocco di dita avrebbe potuto causare. Tutta quella conoscenza inerme, tutto quel potere abbandonato a se stesso. S’inasprivano i sentimenti della Druida, che si chiudeva al mondo più si apriva all’ars nigra, ormai sua unica fonte di soddisfazione. Soddisfazione che però non s’appagava mai, e anzi, chiedeva, e chiedeva ancora, sempre di più ogni giorno che si susseguiva uguale al precedente.
Nulla di quel che riguardasse la materialità e i bisogni del corpo la interessava più, dimenticava spesso di mangiare, e i saltuari incontri che aveva con degli uomini si facevano sempre via via più radi e completamente insoddisfacenti. Era totalmente accecata dal Potere e dalla magia.

La scoperta avvenne un gelido pomeriggio d’inverno mentre la Druida curiosava, ormai totalmente in preda a quelle forze che s’agitavano dentro di lei, tra i libri proibiti della biblioteca di Bicorne. Era interdetto l’accesso a qualsiasi membro dell’Ordine,
compresi i capiramo, ma la Druida poco s’interessava ormai delle conseguenze che le sue azioni potevano comportare, rischiando avventatezze e pericoli assai gravi.
Quel giorno non successe nulla, nulla esteriormente quantomeno, la Druida non venne scoperta, e non incappò quindi nelle ire del Brona…ma nel paragrafo più illeggibile, della pagina più logora, del libro più consunto dell’intera biblioteca, Abigaile lesse del Tanequil.
E tutto cambiò.
Il libro in questione fu trafugato dalla biblioteca del Brona, ma anche se questi lo fosse venuto a scoprire, Abigaile sarebbe già stata molto lontana, alla ricerca di quell’albero sacro e fatato, seguendo le descrizioni raccolte in quel tomo.

 

Il viaggio fu lungo ed angosciante, le provviste insufficienti e i rischi corsi incommensurabili. Ma superate le Montagne Charnal, la Druida approdò a Taupo Rough sempre più inebriata dalla meta che avrebbe raggiunto alla fine di quel pellegrinaggio. Aveva ben in mente cosa chiedere, ed era certa che sarebbe stata esaudita.
Durante quel cammino frequenti furono le nausee che vessarono la Druida, accompagnate dalla scomparsa del ciclo, ma Abigaile non se ne curò, come ormai non si curava minimamente del suo corpo e dei suoi bisogni fisici che non fossero il minimo sufficiente a non morire.
Quel viaggio era diventato la sua unica ragione di vita, e il Potere il propellente che continuava a farle mettere un piede dietro l’altro, in quella danza incessante verso il dominio di tutte le Quattro Terre.
Superato il villaggio dove già altri viaggiatori prima di lei, avevano sostato, come riportava il tomo che la giovane aveva con sé, Abigaile dovette attraversare le terre degli Urda, dove non morì per miracolo, come se la brama di quel che andava cercando riuscisse a mantenerla in vita anche contro ogni legge naturale. Era come se quell’albero la chiamasse, e le non potesse respingere quel mistico richiamo.

E giunse al Tempio e giunse al ponte.
Riuscì ad oltrepassarlo, e giunse al Tanequil.
Allora Abigaile non poteva saperlo, ma il solo fatto di esser riuscita ad oltrepassare il ponte, giungendo al cospetto di quel millenario albero, già significava che tutto era ormai sfuggito dal suo controllo, e che era cominciato il gioco del Tanequil, e lo scambio.

 

 

Poni la tua richiesta

La Druida, occhi sbarrati ed espressione allucinata, fece la sua farneticante richiesta:

Io desidero il Supremo Potere, io desidero il Sublime Dominio, io richiedo la grandiosità di colui che si ribellò all’Equilibrio, per perseguire la Sovranità

E
l’albero rispose sibillino:

Avrai l’accesso a quel che desideri, ma c’è un prezzo. Dovrai lasciarmi una parte di cuore, e una parte di carne. Questo il fio.

Abigaile scoppiò in una risata beffarda.

E in cosa consistono questa carne e questo cuore, albero, prendi ciò che desideri, e dammi ciò che ti chiedo!

Attimi interminabili di silenzio quasi artificiale.

Porti in grembo il germe d’una creatura ch’è sangue del tuo sangue. Voglio, per l’alterità che celo in me, la felicità che ti provocherebbe la nascita del tuo erede… Questa sarà la parte di cuore.

Sbigottita la Druida si sentì morire, allo scoprire quella notizia che mai aveva nemmeno lontanamente sospettato. Ebbe un tuffo al cuore e si sfiorò istintivamente il grembo con la mano destra.
Il Silenzio calò nuovamente sulla scena, per diversi istanti.

Concesso fu poi la risposta laconica. E la parte di carne?

Questa volta fu il tono della voce sprigionatasi dall’albero ad assumere una cadenza quasi derisoria

Lo scoprirai quando raggiungerai il tuo Potere.

E poi fu il Buio.

 

 

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